Storia dell’ Opera dei Pupi

L’ Opera dei Pupi è un particolare tipo di teatro delle
marionette che si affermò stabilmente nell’Italia meridionale e soprattutto in Sicilia tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento.
I pupi siciliani si distinguono dalle altre marionette
essenzialmente per la loro peculiare meccanica
di manovra e per il repertorio, costituito quasi per intero da
narrazioni cavalleresche derivate in gran parte da romanzi e poemi del ciclo carolingio.

Le marionette del Settecento venivano animate dall’alto per mezzo di una sottile asta metallica collegata alla testa attraverso uno snodo e per mezzo di più fili, che consentivano i movimenti delle braccia e delle gambe. In Sicilia, nella prima metà dell’Ottocento, un geniale artefice di cui ignoriamo il nome escogitò gli efficaci accorgimenti tecnici che trasformarono le marionette in pupi.

Egli fece in modo che l’asta di metallo per il movimento della testa non fosse più collegata ad essa tramite uno snodo, ma la attraversasse dall’interno e - cosa ben più importante - sostituì il sottile filo per l’animazione del braccio destro con la robusta asta di metallo, caratteristica del pupo siciliano. Questi nuovi espedienti tecnici consentirono di imprimere alle figure animate movimenti più rapidi, diretti e decisi, e perciò particolarmente efficaci per “imitare” sulla scena duelli e combattimenti,
che tanta parte avevano nelle storie cavalleresche.

Prima disfida regionale Opera dei Pupi
Prima Disfida Regionale dell’Opera dei Pupi (1931)
Catania, Ingresso teatro etna
Catania, Ingresso Teatro Etna
(1940)

Esistono in Sicilia due differenti tradizioni, o “stili”, dell’Opera dei Pupi:
quella palermitana, affermatasi nella capitale e diffusa nella parte occidentale dell’isola, e quella catanese, affermatasi nella città etnea e diffusa, a grandi linee, nella parte orientale dell’isola ed anche in Calabria. Le cronache raccontano che l’iniziatore dell’Opra a Catania fu don Gaetano Crimi (1807 - 1877), il quale aprì il suo primo teatro nel 1835.

Le due tradizioni differiscono per dimensioni e peso dei pupi, per alcuni aspetti della
meccanica e del sistema di manovra, ma soprattutto per una diversa concezione teatrale e dello spettacolo, che ha fatto sì che nel catanese si affermasse un repertorio cavalleresco ben più ampio di quello palermitano e per molti aspetti diverso.

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